Siponto, la conquista dello spazio

In una lezione all’Università, da giovanissima studentessa di architettura, rimasi colpita da una serie di immagini che sottopose a noi studenti il professore di Laboratorio di Restauro.

Foto di una porzione di Colosseo a Roma ricostruita in un’installazione temporanea del 1984 in occasione della mostra “L’economia italiana tra le due guerre 1919/1932”.

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Mi colpì la violenza di quell’intervento, seppur limitato in una piccola porzione di spazio e per un breve periodo di tempo.

In quell’installazione non si era tenuto conto del valore dell’edificio per come è esattamente oggi e per tale condizione deve essere rispettato.

Anche se la struttura, percorribile dal pubblico fino all’ultimo livello, consentiva scorci visivi inusitati del monumento e dell’area circostante, questo non interagiva correttamente con il contesto attuale.

Nell’opera di Edoardo Tresoldi a Manfredonia si nota uno spiccato senso di rispetto per il luogo e la narrazione della Storia che ha percorso quel luogo.

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Trame leggere in ferro tessono in modo quasi immateriale le architetture dell’antica Basilica paleocristiana di Santa Maria di Siponto, di cui rimangono porzioni di murature perimetrali e una parte del mosaico del IV secolo d.C. all’interno del parco archeologico.

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Chi ha lavorato in modo così accurato e rispettoso è stato l’artista Edoardo Tresoldi insieme ad un gruppo di giovanissimi professionisti.

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L’artista è noto per la realizzazione di opere contemporanee in rete metallica e il suo legame con l’architettura è subito evidente osservando le sue figure umane che ricordano l’evoluzione spaziale del Modulor di Le Corbusier che deriva a sua volta dallo sviluppo degli studi sulle proporzioni dell’uomo vitruviano.

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Quest’ultimo era legato al simbolismo del cerchio e del quadrato all’interno dei quali si inscrive perfettamente la figura umana, mentre in Tresoldi è la spazialità oltre il simbolismo a fare da base di ricerca in una costruzione architettonica in wireframe che instaura relazioni profonde tra uomo e ambiente circostante.

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Durante un viaggio ho avuto la fortuna di conoscere un componente del Team di giovani professionisti, Davide Conversa un architetto che mi ha raccontato e mostrato foto del cantiere che oggi si è trasformato in un’opera d’arte ambientale, la più affascinante degli ultimi anni perché qui l’arte contemporanea ha interagito con la conservazione dei beni architettonici e ambientali.

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Come mi ha detto Davide:  <<il fatto di lavorare su degli scavi archeologici pone difatti un grande vincolo da rispettare che è quello dato dalle rovine e da quello che rappresentano: la Storia. Lo scultoreo riporta a quella dimensione storica che fa da quinta al progetto. Più che mai la personificazione della materia porta alla profonda concezione che quello spazio non ci appartiene. Ancora una volta la storia bussa alla porta e ci fa sentire estranei ( o ancora meglio intrusi) in luogo che in realtà stiamo vivendo. Questa è la vera forza del progetto.. un continuo viaggio sulla linea del tempo, accompagnato da un profondo rispetto per il luogo>>.

                                                                                                                            by Gianna

Domenico Cutellè photographer

 

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